
Il Rinascimento silente dei borghi: un imperativo strategico per il futuro dell’Italia
di Gaetano Manfredi, Presidente Anci
L’impegno per i borghi italiani non è soltanto un omaggio alla bellezza intrinseca del nostro paesaggio e del nostro patrimonio culturale, ma si configura come un investimento strategico di vitale importanza per l’avvenire del nostro Paese. L’eco delle parole del presidente Letta risuona con una pregnanza che travalica la mera constatazione estetica: l’iniziativa dello scorso mese di marzo promossa da Associazione Civita, in collaborazione con Ministero della Cultura e Invitalia, merita, pertanto, un plauso convinto, poiché affronta con lungimiranza una tematica spesso relegata alla sfera del pittoresco, disvelando la sua centralità nel tessuto socio-economico del Paese.
Troppo frequentemente, la nozione di borgo viene confinata in un’accezione dimessa, evocando immagini di realtà marginali e isolate. Invece, come acutamente osservato, i borghi costituiscono la vera e propria spina dorsale di un sistema complesso e interconnesso: quello delle aree interne, delle aree cosiddette “minori”, che rappresentano una delle sfide più urgenti e decisive per il futuro dell’Italia. È in queste terre, spesso dimenticate dai grandi flussi di sviluppo, che si annidano potenzialità inespresse, custodi di saperi antichi e di una qualità della vita che il ritmo frenetico dei centri urbani tende a erodere.
Oggi dobbiamo innanzitutto superare un pregiudizio tenace, intrinsecamente italiano: sottovalutare le nostre peculiarità territoriali e le loro potenzialità. Confrontandoci con altri Paesi europei, emerge con chiarezza come l’Italia possieda un patrimonio diffuso di borghi e aree interne di inestimabile valore, un unicum che, se adeguatamente valorizzato, può rappresentare un volano di sviluppo ineguagliabile. In questo contesto, l’impegno profuso nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con misure specificamente dedicate ai borghi e, più in generale, al settore culturale, appare come un segnale incoraggiante di una rinnovata consapevolezza.
Il tema dei borghi si rivela, dunque, un elemento cruciale per contrastare un fenomeno che incrina profondamente l’equilibrio del nostro Paese: l’inarrestabile urbanizzazione. L’attrazione esercitata dalle grandi città, con la promessa di maggiori servizi, opportunità e dinamismo, depaupera le aree interne, alimentando il timore di una desertificazione non solo demografica, ma anche culturale ed economica. “La scomparsa delle lucciole” di pasoliniana memoria non è soltanto la perdita di un’immagine poetica, ma il presagio di un’omologazione culturale che appiattisce le diversità e le specificità territoriali, elementi fondanti dell’identità italiana.
La questione dei borghi, pertanto, trascende la dimensione puramente identitaria per abbracciare un orizzonte economico concreto e vitale. Il presidio di questi territori equivale alla salvaguardia di aree sensibili, portatrici di un’offerta turistica autentica e sostenibile, custodi della biodiversità montana, baluardi contro il rischio idrogeologico e produttrici di un’agricoltura di qualità che affonda le sue radici in una tradizione millenaria. L’impegno sui borghi si configura, quindi, come un investimento poliedrico, che intreccia indissolubilmente cultura, economia e tutela del territorio.
In questo scenario, l’Italia ha intrapreso un percorso significativo con la Strategia Nazionale per le Aree Interne, sotto la guida del ministro Foti. L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha ulteriormente concretizzato questo impegno attraverso l’elaborazione di un’ambiziosa “agenda del controesodo”. L’obiettivo primario non è semplicemente arginare l’emorragia demografica, ma invertire la tendenza, promuovendo attivamente il ripopolamento delle aree interne. Si tratta di un cambio di paradigma fondamentale: non più un freno all’esodo, ma una politica attiva di attrazione, rivolta in particolare ai giovani, portatori di nuove energie, idee e competenze capaci di rivitalizzare questi territori.
Le misure varate nell’ambito del PNRR rappresentano un’opportunità storica per concretizzare questa visione. Grazie anche all’impegno congiunto di ANCI e delle sue articolazioni regionali, si stanno mettendo a terra interventi che mirano a coniugare la rigenerazione fisica dei luoghi con una parallela rinascita economica e sociale. Non è sufficiente restaurare edifici e infrastrutture; occorre valorizzare il patrimonio esistente, innescando processi di coesione sociale e creando concrete opportunità economiche per i residenti e per i nuovi arrivati.
Un elemento cruciale di questa strategia è rappresentato dal partenariato pubblico-privato. In un contesto di risorse pubbliche limitate, la sinergia tra il settore pubblico e l’iniziativa privata si configura come una leva moltiplicativa fondamentale. Un partenariato efficace non solo amplifica l’impatto degli investimenti, ma garantisce anche una maggiore sostenibilità nel tempo. Come sosteneva Luigi Einaudi, “il vero motore del progresso è la libera iniziativa individuale, sostenuta da un quadro istituzionale che ne incoraggi e ne tuteli l’esplicazione”. In questo senso, il ruolo dei privati non si limita a un mero apporto finanziario, ma si estende alla creazione di impresa, all’offerta di lavoro e alla generazione di una microeconomia dinamica e resiliente, profondamente radicata nelle specificità locali.
Quando si parla di cultura nei borghi, si dischiude un universo di possibilità: la cultura del cibo, dell’arte, dell’artigianato, delle tradizioni secolari. Questi elementi, intrinsecamente legati all’identità dei luoghi, possono diventare il fulcro di nuove attività imprenditoriali, micro-imprese capaci di valorizzare le eccellenze del territorio e di offrire concrete opportunità di lavoro, incentivando i giovani a scegliere di vivere e costruire il proprio futuro in queste aree.
Il binomio “recupero fisico e socio-economico” si rafforza ulteriormente attraverso la leva del “partenariato pubblico-privato”. Tuttavia, per garantire il successo a lungo termine di questi interventi, è indispensabile implementare un sistema di monitoraggio efficace. Uno dei prossimi impegni di Associazione Civita potrebbe focalizzarsi proprio sull’analisi degli effetti concreti dei progetti finanziati dal PNRR per verificarne il prosieguo e l’efficacia, una volta esauriti i fondi, indagando anche la loro capacità di generare un impatto duraturo e di innescare dinamiche di sviluppo autonome.
Un limite da affrontare e superare sul tema dei partenariati è la sostenibilità dei processi amministrativi. La gestione di partenariati pubblico-privati può presentare una complessità che talvolta i piccoli comuni faticano a governare. È necessario, pertanto, fornire un adeguato supporto tecnico e amministrativo, semplificando le procedure e garantendo la trasparenza e l’efficacia degli interventi.
Infine, la cooperazione territoriale rappresenta un elemento imprescindibile. Ogni borgo non deve essere considerato un’entità isolata, ma un nodo fondamentale all’interno di un processo territoriale più ampio, che abbracci la pianificazione infrastrutturale (dalle scuole ai servizi per gli anziani) e la creazione di sinergie tra diverse realtà locali. Solo attraverso un approccio sistemico sarà possibile trasformare i singoli interventi in un volano di sviluppo strutturale e duraturo.
La vera sfida dell’agenda del controesodo e della strategia per le aree interne risiede, dunque, nella capacità di trasformare questi progetti isolati in veri e propri sistemi territoriali, capaci di coniugare uno sviluppo innovativo con la preservazione dell’identità unica di luoghi e persone.
Solo così potremo assistere ad un autentico rinascimento silente dei borghi italiani, un rinascimento che non è un ritorno al passato, ma una proiezione consapevole verso un futuro più equilibrato, sostenibile e profondamente radicato nella ricchezza e nella diversità del nostro straordinario Paese.